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America’s Super Tuesday, Italian Happy Ending

Al votoPotremmo tranquillamente ribattezzarlo il Super Tuesday de noantri, questo martedì che si preannuncia davvero memorabile per lo scioglimento della legislatura più nefasta – quindi più breve – della storia della Repubblica. Paradossalmente, la disfatta del prodismo e dello schieramento di sinistracentro coincide con la grande kermesse delle primarie a stelle e strisce che ha, quasi, incoronato a contendersi la Casa Bianca l’ex First Lady Hillary Clinton e l’Eroe del Vietnam John “Rambo” McCain (per il quale, nonostante l’età, facciamo il tifo). Dico paradossalmente perchè ci troviamo di fronte due casi esattamente speculari tra loro: da una parte la massima espressione della democrazia con il rito delle elezioni primarie, con le quali i cittadini scelgono direttamente i loro candidati e, dall’altra, il rito dello scioglimento delle camere avvenuto dopo il rito delle consultazioni, due settimane buttate al vento per capire quello che già tutti avevano capito, tranne Napolitano… ovvero che questo parlamento non era più in grado di esprimere una maggioranza… bella scoperta! Ahinoi, in Italia c’è questo brutto vizio di dilatare i tempi, qualsiasi cosa si faccia, senza tener conto che ogni singolo minuto perso corrisponde a risorse, opportunità ed energie non sfruttate, è per questo che il bel Paese viaggia fuorigiri in seconda mentre i competitor europei e non hanno, da tempo, ingranato la quinta. Vogliamo mettercelo nella zucca o no? Ed è sempre per lo stesso motivo che a non giovani non viene lasciato spazio, perchè c’è questa stramaledetta abitudine a rimandare tutto, a fare le cose “con calma”, che tanto poi, Dio vede e provvede. Ora, speriamo che per la nostra Italia, si tratti davvero di un Happy Ending, con la nascita di un vero programma di governo (ma quando lo fate?) e di un centrodestra di governo cementato da valori e non da poltrone, che abbia il coraggio di non imbarcare chiunque chieda asilo politico, anche perchè dei Mastella e dei Follini ne abbiamo piene le tasche. Si abbia, invece, la forza di dare spazio ai giovani, in che modo? Presto ne sentirete parlare…

Il piano segreto: Berlusconi punta al Quirinale

Berlusconi punta al QuirinaleNe sa una più del diavolo, Berlusconi. Sarà una banalità ma è così, non si discute. Una delle sue maggiori qualità è quella di saper fotografare alla perfezione le situazioni che affronta, di saperle analizzare in maniera scientifica e, il più delle volte, di risolverle con dei veri e propri colpi di genio, come ha fatto con l’ormai celebre “rivoluzione del predellino”, uscendo dall’angolo in cui si era andato a cacciare annunciando la sicura caduta del governo sulla finanziaria. Silvio, però, non aveva messo in preventivo di scatenare una tale reazione dei suoi alleati, che non hanno proprio digerito il coupe de theatre. Ora, il Cavaliere, ha la necessità di uscire dall’angolo in cui l’hanno spinto i suoi alleati, Fini in primis, perchè è perfettamente consapevole che, per tornare al governo, da loro non può permettersi di prescindere. Da qui la decisione di aprire al dialogo con Veltroni ed il Partito Democratico, dando l’impressione di voler flirtare su una legge elettorale che favorisca i due maggiori partiti. Disponibilità che ha spiazzato nuovamente tutti, perchè si da il fatto che Silvio sia sempre stato uno dei più accaniti sostenitori del bipolarismo e, fino a qualche giorno prima, solo l’idea di sedersi allo stesso tavolo con un rappresentante del centro-sinistra gli faceva venire l’orticaria. Allora cosa è cambiato? Beh, quel geniaccio di Berlusconi l’ha pensata proprio bene, perchè se il suo piano andasse in porto riuscirebbe, in un sol colpo, a sistemare tutte le tessere del suo mosaico, ma andiamo con ordine. Il primo elemento dal quale dobbiamo partire è che, salvo imprevisti, il prossimo Capo dello Stato verrà eletto dal Parlamento nel 2013. Potrebbe sembrare un dato ininfluente ma, se considerate che aspettando ancora qualche mese a far cadere il governo ad eleggerlo sarà la prossima legislatura, vi sarà chiaro che si tratta di un particolare non trascurabile. Il secondo elemento è che Berlusconi si è devvero rotto le scatole di tenere insieme la colalizione, vorrebbe poter operare libero dagli assilli degli alleati che, ovviamente, scalpitano per succedergli alla guida del centrodestra. Se mettiamo insieme le due cose il quadro comincia ad essere chiaro: la trattativa di Silvio con Walter, altro non è che un modo per prendere tempo. Infatti, una volta acquisita la certezza che sarà (presumibilmente) la sua futura maggioranza ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, potrà puntare dritto alle elezioni serrando le fila del centrodestra. Come? Dando a Fini la garanzia che sarà proprio lui a succedergli, a legislatura in corso, dopo l’approdo di Berlusconi al Quirinale. Ha calcolato proprio tutto, il buon Silvio, escogitando un piano che gli permetterebbe, in un sol colpo, di rinsaldare la coalizione, di vincere le elezioni, di avere finalmente le mani libere con il suo nuovo incarico da Capo dello Stato e, cosa non da poco, la soddisfazione di fottere Veltroni. Ai posteri l’ardua sentenza.

Legge elettorale, il centrodestra promuova “Il Sindaco d’Italia”

Chi è contro il bipolarismo?Chi ha qualche anno di militanza politica alle spalle ricorderà che, circa undici anni fa, Mario Segni fece una proposta che, ancora oggi, è dannatamente attuale: una legge elettorale sul modello utilizzato per l’elezione dei Sindaci, proposta che prese il nome di Sindaco d’Italia, appunto. Da allora di acqua sotto ne è passata, di governi anche ma, ahinoi, nessuno è ancora stato in grado di produrre un sistema elettorale in grado di stabilire, con chiarezza, chi governa e per quanto. La cosa più drammatica è che in nome della legge elettorale si butta via un sacco di tempo che potrebbe essere impiegato per risolvere i drammatici problemi che affliggono il nostro amato paese; governi senza i numeri per governare e segreterie dei partiti impegnate e confrontarsi sulla legge elettorale, mentre passano i mesi, gli anni. Dopo le schermaglie dei giorni scorsi oggi, finalmente, i capigruppo del centrodestra sono tornati a riunirsi nel tentativo di trovare una quadra sulla riforma proposta dall’ex ministro Bianco, riunione che ha visto tutti d’accordo tranne Forza Italia, a cui non dispiacerebbe barattare il bipolarismo con una legge in grado di lasciare le “mani libere” ai partiti per stringere alleanze post-elettorali. Ha ragione da vendere Gianfranco Fini quando afferma che rinunciare al bipolarismo equivarrebbe a tornare indietro di vent’anni, a quella partitocrazia capace di generare mille governi, in cui gli accordi si facevano non davanti agli elettori ma nei corridoi del Parlamento. Personalmente sono dell’idea che, dopo tangentopoli, l’unica vera conquista sia stata quella del bipolarismo, che obbliga i partiti ad allearsi sulla base di un programma prima delle elezioni e che, da quella conquista, non si possa e non si debba assolutamente prescindere. Allora perchè non far nostra la proposta del Sindaco d’Italia? Spariglierebbe il tavolo mettendo sicuramente d’accordo tutti tranne, probabilmente, Veltroni e Berlusconi ma, a quel punto, sarebbero loro a trovarsi in un angolo.


 

Novembre: 2009
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