Finalmente Silvio ha rotto il ghiaccio, avviando il disgelo. Un gioco di parole che rende l’idea di quanto si fossero cristallizzate, nelle settimane scorse, le posizioni di Fini e Berlusconi, mai così distanti tra loro. Ma, sollecitato dal suo entourage, Silvio l’altro giorno ha trovato il coraggio di chiamare Gianfranco per felicitarsi con lui della nascita della sua ultimo genita, un gesto affettuoso, che il Presidente di Alleanza Nazionale ha molto apprezzato. A questo episodio sono seguite le dichiarazioni concilianti dei diretti interessati che, angolo dopo angolo, giorno dopo giorno, pare siano relmente impegnati a smussare le differenze che, dopo la “rivoluzione del predellino”, entrambi avevano rimarcato con forza. Ora, a Silvio e Gianfranco, non rimane che trovarsi e discutere a quattr’occhi del futuro del centrodestra, innanzitutto chiarendosi tra loro e, immediatamente dopo, ragionando sui contenuti e sui valori che dovranno caratterizzare la loro ritrovata unità, dopo di che Fini potrebbe anche decidere di aderire al progetto del partito unico. D’altronde, un sondaggio ISPO commissionato proprio da Alleanza Nazionale, dice chiaramente che la gente vuole un centrodestra unito e, in fondo, questo era il principale obbiettivo del Capo di via della Scrofa. Adesso starà a Berlusconi giocarsi al meglio le sue carte, magari rivedendo la sua posizione sulla legge elettorale e dando precise garanzie a Fini sulla forma e sui contenuti del nuovo partito. In questo contesto, arrivano come la manna dal cielo le dichiarazioni di Bertinotti che, di fatto, hanno decretato l’uscita del suo partito dalla maggioranza e dal governo che, proprio oggi, è stato battuto per ben due volte al Senato sul Decreto Sicurezza. Insomma, mentre il governo si sta sgretolando, pare che stiano prendendo corpo tutte le condizioni per ricompattare il fronte e per ridare la Popolo del centrodestra quella rappresentanza unitaria che, solo qualche giorno fa, pareva un miraggio.
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Gianfranco e Silvio tornano a parlarsi. Forza!
Pubblicato Dicembre 5, 2007 Italia 7 CommentiTags: berlusconi, bertinotti, fini, popolo della libertà, prodi
Rifondazione diventa “anchista” e perde la faccia
Pubblicato Novembre 27, 2007 Italia Lascia un commentoTags: anchismo, bertinotti, fiducia, rifondazione comunista
Walter, sempre lui, ha fatto breccia anche tra i “duri e puri” (a parole) di Rifondazione comunista, comunisti italiani e cespugli vari… come? Con l’anchismo! Sì, perchè nonostante i vari diktat e la manifestazione di Roma, sul pacchetto-Welfare il partito di Bertinotti ha annunciato che voterà la fiducia al governo ma… anche che vuole una verifica di maggioranza. In un anno e mezzo ne abbiamo sentite di tutti i colori, minacce di crisi, minacce di uscire dalla maggioranza, minacce di non votare la fiducia ma poi, quando dalle parole di doveva passare ai fatti.. nisba, niente, nada de nada, guai a mollare la poltrona. Ora tenterò di fare un breve excursus in materia di “anchismo”, ma sicuramente non sarò in grado di ricordare tutti i precedenti, sono talmente tanti! Partiamo dai comunisti, che erano contrari – tanto per dirne una – all’allargamento della Base Nato di Vicenza… ma anche a votare contro il governo. Soffermiamoci su Clemente Mastella, accusato di ogni nefandezza dal collega Di Pietro, affermò che la permanenza nella maggioranza di quest’ultimo non era più compatibile con la sua… ma anche che dal governo non se ne sarebbe più andato. Vogliamo parlare di Tex Willer Bordon? Che dalle colonne di Libero (!!!) annunciò le sue dimissioni dal Senato dopo il voto alla Finanziaria, disse che il governo era finito… ma anche che non si sarebbe più dimesso. Poi c’è il Rospo, Lamberto Dini, anch’esso nelle dichiarazioni di voto sulla Finanziaria dichiarò che il governo Prodi doveva andare a casa… ma anche che avrebbe votato la Finanziaria. Che dire, poi, della pasionaria di “soccorso rosso”, Franca Rame, anche lei dichiarò che avrebbe lasciato il Senato dopo la Finanziaria, schifata dal fatto che i suoi ex colleghi dell’IDV avevano votato alcuni emendamenti con i “fascisti” della CDL… ma anche che la poltrona no, non l’avrebbe più mollata. Ora, ce ne sarebbero mille altri di esempi, certo è che al giochino delle “mani libere”, dell’opposizione interna, ormai non ci crede più nessuno. A mio parere, quando arriverà il momento di tornare alle urne, molti elettori che hanno votato questi personaggi - sempre citando il Veltroni Made in Crozza - pacatamente, serenamente, li manderanno a casa.
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