Alessandro Nardone: “Il muro è un’aberrazione”

Alessandro Nardone intervistato da Televisionet

Sylvie Giustinetti fa impazzire rete e politici. Novella 2000 intervista Alessandro Nardone

sommario

Consumare senza moderazione

Il romanzo più fresco dell'estate

Il romanzo più fresco dell'estate

DOVRESTE LEGGERE IL MIO ROMANZO, ECCO PERCHE’.

TI ODIO DA MORIRENel suo “Elogio della Follia”, Erasmo da Rotterdam cita un vecchio detto popolare secondo il quale chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé. Certo, proprio così, anzi vi dirò di più perché sono sicuro che, leggendo questa premessa, molti di voi avranno pensato la stessa cosa ovvero che, in fondo, sia giusto alimentare la nostra autostima riconoscendo, in primis a noi stessi, i meriti che ci siamo conquistati sul campo. Riflessione sacrosanta, che acquista valore se riusciamo a non sconfinare nella boriosità ed in quella supponenza tanto care a certi ambienti radical chic, i cosiddetti salotti buoni, in cui sono ancora convinti che la cultura sia a loro esclusivo appannaggio. Una vera e propria illusione, figlia del retaggio gauchista e del suo snobismo con la puzza sotto il naso del quale, possiamo dirlo, la gente ha ampiamente dimostrato di avere piene le tasche. E non solo. Bene, come avrete facilmente intuito, “Ti odio da morire” non è assolutamente snob e questo sarebbe, già di per se, un buon motivo per acquistarlo. Ma aspettate, prima di correre in libreria finite di leggere ciò che ho da dirvi, ci tengo. Sì, perché il mio romanzo non solo non è snob, ma è fieramente ed orgogliosamente Pop, figlio di una storia fatta di personaggi nei quali ognuno di noi potrebbe tranquillamente riconoscere la sua ex fidanzata, il suo amico del cuore o, perché no, se stesso. E poi, pensateci bene, qual è il sentimento più Pop in assoluto, se non l’amore? Che poi è il concetto fondante di questa storia che, però, ha ben poco di convenzionale. Si tratta di un amore forse anche troppo intenso, per certi aspetti morboso, che finisce con il corrodersi da se, tramutandosi in odio. Una fotografia del nostro tempo, insomma, che ho scattato con la sfrontatezza – e se vogliamo l’incoscienza – di chi ha scritto per il semplice piacere di farlo, sapendo di potersi permettere di dire tutto ciò che voleva, in piena libertà. Pensandoci bene è il classico romanzo che i fantomatici intellettuali snob – radical chic leggeranno di nascosto, stando ben attenti a non farsi vedere da nessuno, dilaniati dall’atroce paura che qualcuno possa sapere che si sono abbassati a leggere un libro di livello così basso, così Pop. Non sia mai!

Ti odio da morire, ecco com’è nato il mio romanzo

TI ODIO DA MORIREDovendo riassumere in una battuta scherzosa l’argomento di cui sto per parlarvi, direi che la differenza sta in una vocale. E si tratta di una differenza sostanziale. Sì, perché se per la mia attività politica mi sono sempre rivolto a voi in qualità di potenziali elettori oggi, nel presentarvi il mio primo romanzo, mi rivolgo a voi guardandovi come potenziali lettori. Un romanzo? Vi starete chiedendo. Eh già, proprio così, ho trascorso la maggior parte delle piovose notti della scorsa estate a casa, davanti al mio portatile, completamente immerso nella scrittura e adesso eccomi qui, a presentarlo su internet.

Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, ovviamente. Io stesso, solo qualche mese fa, mi sarei fatto una grassa risata se qualcuno mi avesse prospettato un’ipotesi del genere. Dimostrazione tangibile di quanto la vita sia strana ed imprevedibile ma, soprattutto, di quanto contino la determinazione e la fiducia che abbiamo in noi stessi, elementi che, insieme agli affetti veri e ad un pizzico di audacia, ti permettono di risalire la china e di rimetterti in gioco, anche dopo delusioni assai cocenti.

D’altra parte, chi di noi non ne ha mai vissute? Non c’è dubbio, in molti casi sarebbe stato meglio evitarle ma, a volte, queste sono parte di un disegno più ampio, che va ben al di la della nostra più fervida immaginazione, che le rende vere e proprie tappe obbligate del cammino della nostra vita. Delusioni dalle cui ceneri, se siamo bravi e fortunati, possiamo riemergere molto più forti e consapevoli di quanto non fossimo prima.

Da queste premesse è nato il mio racconto, per il quale ho utilizzato, oltre a tanta passione, dosi massicce di rabbia e amore, a cominciare dal titolo, quel “Ti odio da morire” dietro a cui si celano parecchi significati ma che è, sicuramente, figlio di un eccesso. Di amore, appunto. Quell’amore che Francesco – il protagonista – prova in maniera smisurata nei confronti della misteriosa Sylvie, che entra nella sua vita con la forza di uno schiacciasassi, mettendolo di fronte, ogni giorno, ad una vera e propria lotta contro se stesso, tra la sua parte razionale e quella irrazionale. Tra la voglia di riprendere in mano il suo destino e la paura d’interrompere un rapporto nel quale stava investendo tutto.

Una storia figlia del nostro tempo che, per certi versi, è uno spaccato delle difficoltà che incontrano le ragazze ed i ragazzi della mia generazione in campo affettivo e, di conseguenza, nel loro approccio generale alla vita. Certo, quando ho cominciato a scrivere ero consapevole del fatto che, per risultare credibile, avrei dovuto fare molta, moltissima attenzione ai particolari, a cominciare dall’ambientazione perchè, a parte i primi due capitoli, la storia si svolge interamente nella mia splendida città: Como. Motivo, questo, per il quale, pagina dopo pagina, qualcuno di voi s’imbatterà in luoghi conosciuti ed in personaggi che, per certi versi, potranno anche risultare familiari. Infatti, tutte le persone con le quali ho condiviso questa bellissima avventura, arrivate ad un certo punto del racconto, mi hanno chiesto in quale misura avessi attinto alle mie esperienze personali.

Domanda legittima, che ognuno di noi si fa quando legge un romanzo o ascolta il testo di una canzone. Credo che la risposta migliore l’abbia data recentemente Bono, il leader degli U2, affermando che “ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro”, significando che ogni racconto, in qualsiasi sua forma, sia il frutto di esperienze vissute direttamente ed indirettamente. Concetto assolutamente vero, basti pensare che, nel periodo in cui lavoravo al romanzo, appuntavo avidamente sul mio cellulare qualsiasi aneddoto interessante ascoltassi dagli amici, per strada o in ufficio trovando, ogni volta, moltissimi spunti che, in diverse occasioni, sono risultati determinanti per il proseguo della storia. Una storia che, dall’inizio alla fine, mi ha coinvolto al punto di farmi perdere il fiato, spingendomi a pensare che forse, nella mia testa, era già scritta.

TI ODIO DA MORIRE, IL BOOKTRAILER

tutte le informazioni su www.tiodiodamorire.com

TI ODIO DA MORIRE

SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!

SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!

SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!

C’è grossa crisi. Ahinoi, da cavallo di battaglia di un fortunatissimo personaggio del bravo Corrado Guzzanti, questa frase, nel giro di qualche anno, è diventata la constatazione di un’amara realtà. Quella del nostro tempo. A volerla proprio dire tutta, pare che certi gufi sinistrorsi l’abbiano quasi bramata questa crisi del cavolo, infatti, chi di noi non ricorda i manifesti dei vari menagrami come Ulivo, Rifondazione, Verdi ecc ecc sui quali campeggiavano inquietanti slogan del tipo “Arriverai a fine mese?”. Correva l’anno 2006, eh già, come dimenticarli? Ma, in quanto a gufaggine, la performance migliore fu, di gran lunga, quella degli allora Ds che, capitanati dal vampiresco Fassino, diedero vita ad una campagna di comunicazione che s’intitolava “La famiglia Spera”, pubblicità che, per il bene della nostra stabilità mentale, abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere dal novero dei nostri ricordi. In questo caso val la pena perdere un altro minuto per rinfrescarci la memoria, si, perché la geniale trovata nosferatu-fassiniana consisteva nel raffigurare la “famiglia tipo” italiana, con fattezze talmente lugubri che, in confronto, la Famiglia Addams sembrava quella di Willy il Principe di Bel Air. Chiusa la premessa (semi)scherzosa, vengo al nocciolo della questione, ovvero alle proposte per tamponare la crisi che sono circolate negli ultimi giorni. Franceschini, segretario pro tempore del Pd, si batte per l’assegno di disoccupazione, proposta che, di primo acchito, potrebbe anche apparire sensata ma che, oltre ad essere irrealizzabile, dietro di se nasconde insidie con un peso specifico ben maggiore del titanico costo di realizzazione. Infatti, come ha spiegato ieri Berlusconi, per certi imprenditori l’assegno diventerebbe una sorta d’incentivo a licenziare, per poi continuare a pagare in nero i loro lavoratori e, se questa fosse la piega, non è difficile immaginare le conseguenze. Certo, il Cavaliere ancora una volta c’ha visto giusto ma, come sensata controproposta alle veltronate di Franceschini e, soprattutto, alle esigenze di molti, moltissimi italiani, potrebbe portare avanti un progetto che, a mio avviso, pomperebbe parecchio combustibile nel serbatoio della nostra economia: la detassazione totale, per un periodo di 24 mesi, delle nuove assunzioni. Ci pensi Presidente, con una proposta del genere per l’ennesima volta spariglierebbe le carte, dimostrerebbe grande coraggio e darebbe alle aziende italiane quell’iniezione di fiducia di cui hanno stramaledettamente bisogno, inferendo un colpo potentissimo tanto alla disoccupazione quanto al precariato. Qualcuno potrebbe obbiettare sbandierando il fatto che la detassazione costituirebbe un mancato introito per le casse dello Stato, certo, ma solo nel medio periodo, infatti, tra due anni, quando, come tutti ci auguriamo, la crisi sarà ormai alle spalle, quelle assunzioni daranno i loro frutti, anche in termini di entrate. E poi, diciamocela tutta, sarebbe una risposta perfettamente in linea con il sacrosanto atteggiamento tenuto sin’ora da lei e da tutto il suo Governo che, a differenza dei gufi e delle cornacchie spelacchiate che stanno dall’altra parte, dispensa ottimismo per il presente e speranza per il futuro. In estrema sintesi, il messaggio potrebbe essere letto in questo modo: Speranza contro Rassegnazione, Occupazione contro Disoccupazione, Vittoria contro Sconfitta… insomma, caro Presidente, faccia l’ennesimo sforzo per riaccendere la speranza nel nostro amato Paese, soprattutto quella di noi giovani, che non vediamo l’ora di avere una possibilità concreta per metterci in gioco e dimostrare il nostro valore, per poter essere indipendenti, affermandoci nella società in cui viviamo. Dandoci la possibilità di ambire ad una nuova occupazione e non, come dice Franceschini, ad una nuova disoccupazione.

LA GIORNATA TIPO DI WALTER VELTRONI

Ore 7.00: la signora Veltroni cerca di svegliare Uòlter con un tenero bacio sulla guancia, ma lo sbarramento al 4% non le permette di accedere alla metà del letto in cui riposa il marito

Ore 7.03: dopo essersi svegliato di soprassalto, Uòlter corre a controllare se ha ricevuto corrispondenza da Obama ma, nella cassetta delle lettere, trova solo L’Unità

0re 7.15: Uòlter scende a fare colazione e, una volta a tavola, lancia un monito alla moglie: “Io non bevo il caffelatte, io sono come Barak, faccio colazione all’americana: yogurt, milk e mostarda… wat shainid la mostada?”

Ore 8.00: ancora in preda agli strani movimenti intestinali causati dalla colazione americana Uòlter esce di casa: vorrebbe andare al loft, ma anche alla toilette

Ore 11.00: dopo 3 ore d’indecisione passate al telefono a confrontarsi con Bettini, Uòlter affida l’annuncio ufficiale alle agenzie di stampa: “Abbiamo finalmente rotto ogni indugio, questa mattina mi recherò al loft”

Ore 11.30: appena varcata la soglia della sede del PD, Uòlter chiede alla sua segretaria di controllare se, per caso, Obama l’abbia cercato al telefono ma lei, sconsolata, risponde di no alzando gli occhi e scuotendo il capo

Ore 11.31: Uòlter accende il suo computer e controlla se, per caso, Obama gli abbia scritto… “Oh… una mail dall’america!”. Ma è soltanto spam per il viagra…

Ore 11.45: dopo aver sfogliato i giornali Uòlter chiama Bettini per chiedergli il significato di “amalgama malriuscito”

Ore 12.30: una volta compreso cosa significhi “amalgama malriuscito” Uòlter chiama la sua segretaria e le chiede di convocare d’urgenza il Governo Ombra, alle 14 nello Studio Ovale… “Mhmmm Presidente, scusi se mi permetto ma… qui da noi non c’è nessuno Studio Ovale…” dopo averla messa in attesa ed essersi confrontato per circa mezz’ora con Bettini, Uòlter finalmente le risponde: “Va bene, va bene… però ricordatevi che se non era per la scarlattina io a quest’ora stavo a Kansas City! Scriva semplicemete che sono convocati alla Casa Bianc.. ehm.. qui al loft…”

Ore 12.35: tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Di Pietro continui a remargli contro

Ore 12.36: tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Parisi continui a remargli contro

Ore 12.37: tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè D’Alema continui a remargli contro

Ore 12.38: tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Rutelli continui a remargli contro

Ore 12.39: tra un cheeseburger ed un milkshake chiede a Bettini perchè Bersani continui a remargli contro

Ore 12.40: controlla, sul suo iPhone, se Obama ha accettato la sua richiesta d’amicizia su Facebook, ma ancora niente… “Sarà impegnato, in fondo gliel’ho fatta solo un mese e mezzo fa…”

Ore 13.00: Uòlter chiama Di Pietro per chiedergli spiegazioni in merito ai suoi continui attacchi al PD ma, non capendo una parola, lo mette in attesa e chiede a Bettini se per caso la sua segretaria non gli abbia dato il numero dell’ambasciata nigeriana

Ore: 13.30: Uòlter incontra una rappresentanza di lavoratori e, dopo aver ascoltato le loro istanze, li rassicura dicendogli: “Sono con voi”

Ore 14.00: Uòlter incontra una rappresentanza degli imprenditori e, dopo aver ascoltato le loro istanze, li rassicura dicendogli: “Sono con voi”

Ore 14.30: “Signor Presidente, i Ministri ombra la stanno aspettando!”… “Sì sì, dica loro che sbrigo una pratica importantissima e arrivo”… dopo aver agganciato il telefono Uòlter si concede ancora un paio di minuti sotto i raggi della sua lampada UVA e, prima di uscire dalla stanza, si guarda oroglioso allo specchio tenendo in mano un santino di Obama

Ore 16.30: Comincia a fare buio, la riunione del Governo Ombra può dirsi conclusa

Ore 17.00: Uòlter convoca una conferenza stampa in cui spiegherà i motivi per cui ritiene che la soluzione del problema “Monnezza” a Napoli non sia merito di Berlusconi, ma del centrosinistra: “Come al solito il Cavaliere millanta meriti non suoi. Chi ha messo Bassolino in regione? Noi! E la Iervolino in comune? Sempre noi! Se non fosse stato per loro la monnezza per le strade di Napoli non ci sarebbe mai stata e Berlusconi non avrebbe mai potuto rimuoverla!”. Bettini, seduto al suo fianco, si dice entusiasta del suo leader e, attento a non farsi vedere da lui, si mangia un panino con la mortazza

Ore 18.00: Uòlter tiene un discorso alla conferenza programmatica del Lingotto, due ore in cui parla accompagnato da immagini suggestive e citando Kennedy, Gandhi e Churchill. Alla fine del suo intervento, dopo un lungo applauso, il commento dei delegati del PD è unanime: “Ma che cazzo ha detto?”

Ore 19.00: dopo aver rinunciato a capire cosa egli stesso avesse detto nell’intervento, prende il suo iPhone e controlla se ha ricevuto un sms di congratulazioni da Barak Obama, ma trova solo quello di un entusiasta Bettini

Ore 19.30: Uòlter si fa accompagnare da Bettini ad un incontro con i residenti della Borgata Pinarelli

Ore 20.30: dopo aver girato per ore ed ore senza essere riuscito a trovare la Borgata Pinarelli Uòlter, arrabbiatissimo, impreca pensando che a Kansas City non si sarebbe mai perso

Ore 20.35: Uòlter va alla festa che ha organizzato con i suoi amici di Facebook ma, all’improvviso, comincia a diluviare ed a tirare un forte vento. Uòlter, preoccupato per i danni che Fassino potrebbe subire alla schiena, allerta la Protezione Civile

Ore 21.00: Uòlter arriva alla festa, dove viene accolto da una folla oceanica: almeno 150 persone secondo fonti vicine agli organizzatori, 9 stando ai dati della Questura

Ore 22.00: Uòlter ha appena concluso il suo intervento in cui ha parlato accompagnato da immagini suggestive e citando Obama, Lincoln e, infine, Er Monnezza. Dopo un lungo applauso, il commento degli invitati alla festa è unanime: “Abbiamo capito solo la parte finale dell’intervento. Che cazzo ha detto per oltre un’ora?”

Ore 22.03: dopo essersi convinto che dovrebbe ispirarsi più spesso a Er Monnezza, controlla sull’IPhone se ha ricevuto un sms di congratulazioni da Barak Obama, ma trova solo quello di un entusiasta Bettini

Ore 22.35: ormai stanco sale in macchina con Bettini: “Goffrè, portami alla Casa Bianc… ehm.. a casa”, dopo pochi istanti …driiiiiiiiiin driiiiiiiiiiiin… squilla l’iPhone: è un numero sconosciuto… “Halò, mister Uòlter Veltroni?”… “Yes yes, i… i can!”… “Mhmm, ok, le passo il Presidente, mister Barak Obama”… Uòlter non sta nella pelle, Bettini non sta nella camicia… ma eccolo, con la sua voce inconfondibile, è proprio lui… “Hey, Uòlter, are you doing?”… “Mhmmm… oh, Obama… my friend… yes, we… we… we can!”… “Uòlter you can speak english?”… “Mhmmm… oh, Obama… my friend… yes, we… we… we can!”… “Ok, wonderful!”

Ore 23.40: dopo aver ascoltato per oltre un’ora Obama, senza aver capito mezza parola, un sudatissimo Uòlter spera di riuscire a salutare il Presidente Americano senza tradire la sua poca dimestichezza con l’inglese… “Ok Uòlter… you understand?”… “Oh, Obama… ehmmm… yes, i… can!”… “Ah… Uòlter…”… “Yes Barak!”… “Ahahah…”… “Silvio, ancora tu! Adesso basta, mi hai rotto le palle con questa storia!”… “Dai Uòlter, sii sportivo, è solo un giuoco… dai, non lo farò più, va bene?”… “Vabbè và…”… “Buona notte… ah Uòlter!”… “Dimmi!”… “Yes we can! Ahahahahahah”… “Mavaffancul…”

Ore 23.40: Uòlter saluta Bettini e, con aria triste, rientra a casa dove trova la moglie e la figlia, che lo accolgono con uno spledido sorriso… “Scusatemi, ma stasera non sono dell’umore… vado a dormire”… “Mah, Uòlter, amore aspetta… oggi è arrivata una busta per te… sopra c’è scritto qualcosa… tipo White House”… “Dov’è? Dammela, dammelaaaaaa!”… “Ecco ecco… stai tranquillo”… “Amò, ma te rendi conto… è lui, è Barak!”… “Bene! te l’avevo detto di stare tranquillo, che prima o poi t’avrebbe scritto!”… “Si!!! Avevi ragione!!! Adesso corro a chiamare i tutti i giornali, non vedo l’ora che tutto il mondo sappia che io e Barak siamo culo e camicia!”… “Mammina, non pensi che sarebbe meglio dirgli che gliel’hai scritta tu?”… “Shhhh! Ma che sei matta? L’ha detto anche D’Alema, magari è la volta buona che la smette di darci il tormento con questa storia”…

Ore 1.09: Uòlter dorme con il sorriso sulle labbra, chissà cosa starà sognando…

Veltroni con Obama

Veltroni con Obama

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