Alessandro Nardone: “Il muro è un’aberrazione”
Pubblicato Ottobre 2, 2009 Senza Categoria Lascia un commentoTags: alessandro nardone, è stato tanto tempo fa, comune di como, i wall you, muro, muro di como, romanzo, simone, simone tomassini, stefano bruni, sylvie giustinetti, ti odio da morire
Alessandro Nardone intervistato da Televisionet
Pubblicato Settembre 3, 2009 Italia Lascia un commento
Sylvie Giustinetti fa impazzire rete e politici. Novella 2000 intervista Alessandro Nardone
Pubblicato Agosto 4, 2009 Italia Lascia un commentoTags: alessandro nardone, berlusconi, bobo craxi, candida morvillo, fabrizio d'esposito, francesco storace, gossip, il riformista, intervista, marianna aprile, novella 2000, politici, romanzo, santo e puttaniere, silvio berlusconi, sylvie giustinetti, ti odio da morire
Consumare senza moderazione
Pubblicato Giugno 19, 2009 Italia Lascia un commentoTags: crea dipendenza, estate fresco, romanzo, ti odio da morire

Il romanzo più fresco dell'estate
DOVRESTE LEGGERE IL MIO ROMANZO, ECCO PERCHE’.
Pubblicato Maggio 8, 2009 Varie ed eventuali Lascia un commentoTags: alessandro nardone, Como, gauchismo, intellettuali, perchè dovreste leggere il mio romanzo, pop, presentazione libreria, radical chic, romanzo, salotti buoni, snob, sylvie giustinetti, ti odio da morire
Nel suo “Elogio della Follia”, Erasmo da Rotterdam cita un vecchio detto popolare secondo il quale chi non trova un altro che lo lodi, fa bene a lodarsi da sé. Certo, proprio così, anzi vi dirò di più perché sono sicuro che, leggendo questa premessa, molti di voi avranno pensato la stessa cosa ovvero che, in fondo, sia giusto alimentare la nostra autostima riconoscendo, in primis a noi stessi, i meriti che ci siamo conquistati sul campo. Riflessione sacrosanta, che acquista valore se riusciamo a non sconfinare nella boriosità ed in quella supponenza tanto care a certi ambienti radical chic, i cosiddetti salotti buoni, in cui sono ancora convinti che la cultura sia a loro esclusivo appannaggio. Una vera e propria illusione, figlia del retaggio gauchista e del suo snobismo con la puzza sotto il naso del quale, possiamo dirlo, la gente ha ampiamente dimostrato di avere piene le tasche. E non solo. Bene, come avrete facilmente intuito, “Ti odio da morire” non è assolutamente snob e questo sarebbe, già di per se, un buon motivo per acquistarlo. Ma aspettate, prima di correre in libreria finite di leggere ciò che ho da dirvi, ci tengo. Sì, perché il mio romanzo non solo non è snob, ma è fieramente ed orgogliosamente Pop, figlio di una storia fatta di personaggi nei quali ognuno di noi potrebbe tranquillamente riconoscere la sua ex fidanzata, il suo amico del cuore o, perché no, se stesso. E poi, pensateci bene, qual è il sentimento più Pop in assoluto, se non l’amore? Che poi è il concetto fondante di questa storia che, però, ha ben poco di convenzionale. Si tratta di un amore forse anche troppo intenso, per certi aspetti morboso, che finisce con il corrodersi da se, tramutandosi in odio. Una fotografia del nostro tempo, insomma, che ho scattato con la sfrontatezza – e se vogliamo l’incoscienza – di chi ha scritto per il semplice piacere di farlo, sapendo di potersi permettere di dire tutto ciò che voleva, in piena libertà. Pensandoci bene è il classico romanzo che i fantomatici intellettuali snob – radical chic leggeranno di nascosto, stando ben attenti a non farsi vedere da nessuno, dilaniati dall’atroce paura che qualcuno possa sapere che si sono abbassati a leggere un libro di livello così basso, così Pop. Non sia mai!
Ti odio da morire, ecco com’è nato il mio romanzo
Pubblicato Aprile 3, 2009 Varie ed eventuali Lascia un commentoTags: alessandro nardone, romanzo, ti odio da morire
Dovendo riassumere in una battuta scherzosa l’argomento di cui sto per parlarvi, direi che la differenza sta in una vocale. E si tratta di una differenza sostanziale. Sì, perché se per la mia attività politica mi sono sempre rivolto a voi in qualità di potenziali elettori oggi, nel presentarvi il mio primo romanzo, mi rivolgo a voi guardandovi come potenziali lettori. Un romanzo? Vi starete chiedendo. Eh già, proprio così, ho trascorso la maggior parte delle piovose notti della scorsa estate a casa, davanti al mio portatile, completamente immerso nella scrittura e adesso eccomi qui, a presentarlo su internet.
Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno, ovviamente. Io stesso, solo qualche mese fa, mi sarei fatto una grassa risata se qualcuno mi avesse prospettato un’ipotesi del genere. Dimostrazione tangibile di quanto la vita sia strana ed imprevedibile ma, soprattutto, di quanto contino la determinazione e la fiducia che abbiamo in noi stessi, elementi che, insieme agli affetti veri e ad un pizzico di audacia, ti permettono di risalire la china e di rimetterti in gioco, anche dopo delusioni assai cocenti.
D’altra parte, chi di noi non ne ha mai vissute? Non c’è dubbio, in molti casi sarebbe stato meglio evitarle ma, a volte, queste sono parte di un disegno più ampio, che va ben al di la della nostra più fervida immaginazione, che le rende vere e proprie tappe obbligate del cammino della nostra vita. Delusioni dalle cui ceneri, se siamo bravi e fortunati, possiamo riemergere molto più forti e consapevoli di quanto non fossimo prima.
Da queste premesse è nato il mio racconto, per il quale ho utilizzato, oltre a tanta passione, dosi massicce di rabbia e amore, a cominciare dal titolo, quel “Ti odio da morire” dietro a cui si celano parecchi significati ma che è, sicuramente, figlio di un eccesso. Di amore, appunto. Quell’amore che Francesco – il protagonista – prova in maniera smisurata nei confronti della misteriosa Sylvie, che entra nella sua vita con la forza di uno schiacciasassi, mettendolo di fronte, ogni giorno, ad una vera e propria lotta contro se stesso, tra la sua parte razionale e quella irrazionale. Tra la voglia di riprendere in mano il suo destino e la paura d’interrompere un rapporto nel quale stava investendo tutto.
Una storia figlia del nostro tempo che, per certi versi, è uno spaccato delle difficoltà che incontrano le ragazze ed i ragazzi della mia generazione in campo affettivo e, di conseguenza, nel loro approccio generale alla vita. Certo, quando ho cominciato a scrivere ero consapevole del fatto che, per risultare credibile, avrei dovuto fare molta, moltissima attenzione ai particolari, a cominciare dall’ambientazione perchè, a parte i primi due capitoli, la storia si svolge interamente nella mia splendida città: Como. Motivo, questo, per il quale, pagina dopo pagina, qualcuno di voi s’imbatterà in luoghi conosciuti ed in personaggi che, per certi versi, potranno anche risultare familiari. Infatti, tutte le persone con le quali ho condiviso questa bellissima avventura, arrivate ad un certo punto del racconto, mi hanno chiesto in quale misura avessi attinto alle mie esperienze personali.
Domanda legittima, che ognuno di noi si fa quando legge un romanzo o ascolta il testo di una canzone. Credo che la risposta migliore l’abbia data recentemente Bono, il leader degli U2, affermando che “ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro”, significando che ogni racconto, in qualsiasi sua forma, sia il frutto di esperienze vissute direttamente ed indirettamente. Concetto assolutamente vero, basti pensare che, nel periodo in cui lavoravo al romanzo, appuntavo avidamente sul mio cellulare qualsiasi aneddoto interessante ascoltassi dagli amici, per strada o in ufficio trovando, ogni volta, moltissimi spunti che, in diverse occasioni, sono risultati determinanti per il proseguo della storia. Una storia che, dall’inizio alla fine, mi ha coinvolto al punto di farmi perdere il fiato, spingendomi a pensare che forse, nella mia testa, era già scritta.
TI ODIO DA MORIRE, IL BOOKTRAILER
Pubblicato Marzo 29, 2009 Varie ed eventuali Lascia un commentoTags: alessandro nardone, booktrailer, romanzo, ti odio da morire
tutte le informazioni su www.tiodiodamorire.com
SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!
Pubblicato Marzo 7, 2009 Italia Lascia un commentoTags: crisi, crisi economica, detassare nuove assunzioni, detassazione nuove assunzioni, fassino, silvio berlusconi

SILVIO, DETASSA LE NUOVE ASSUNZIONI!
C’è grossa crisi. Ahinoi, da cavallo di battaglia di un fortunatissimo personaggio del bravo Corrado Guzzanti, questa frase, nel giro di qualche anno, è diventata la constatazione di un’amara realtà. Quella del nostro tempo. A volerla proprio dire tutta, pare che certi gufi sinistrorsi l’abbiano quasi bramata questa crisi del cavolo, infatti, chi di noi non ricorda i manifesti dei vari menagrami come Ulivo, Rifondazione, Verdi ecc ecc sui quali campeggiavano inquietanti slogan del tipo “Arriverai a fine mese?”. Correva l’anno 2006, eh già, come dimenticarli? Ma, in quanto a gufaggine, la performance migliore fu, di gran lunga, quella degli allora Ds che, capitanati dal vampiresco Fassino, diedero vita ad una campagna di comunicazione che s’intitolava “La famiglia Spera”, pubblicità che, per il bene della nostra stabilità mentale, abbiamo immediatamente provveduto a rimuovere dal novero dei nostri ricordi. In questo caso val la pena perdere un altro minuto per rinfrescarci la memoria, si, perché la geniale trovata nosferatu-fassiniana consisteva nel raffigurare la “famiglia tipo” italiana, con fattezze talmente lugubri che, in confronto, la Famiglia Addams sembrava quella di Willy il Principe di Bel Air. Chiusa la premessa (semi)scherzosa, vengo al nocciolo della questione, ovvero alle proposte per tamponare la crisi che sono circolate negli ultimi giorni. Franceschini, segretario pro tempore del Pd, si batte per l’assegno di disoccupazione, proposta che, di primo acchito, potrebbe anche apparire sensata ma che, oltre ad essere irrealizzabile, dietro di se nasconde insidie con un peso specifico ben maggiore del titanico costo di realizzazione. Infatti, come ha spiegato ieri Berlusconi, per certi imprenditori l’assegno diventerebbe una sorta d’incentivo a licenziare, per poi continuare a pagare in nero i loro lavoratori e, se questa fosse la piega, non è difficile immaginare le conseguenze. Certo, il Cavaliere ancora una volta c’ha visto giusto ma, come sensata controproposta alle veltronate di Franceschini e, soprattutto, alle esigenze di molti, moltissimi italiani, potrebbe portare avanti un progetto che, a mio avviso, pomperebbe parecchio combustibile nel serbatoio della nostra economia: la detassazione totale, per un periodo di 24 mesi, delle nuove assunzioni. Ci pensi Presidente, con una proposta del genere per l’ennesima volta spariglierebbe le carte, dimostrerebbe grande coraggio e darebbe alle aziende italiane quell’iniezione di fiducia di cui hanno stramaledettamente bisogno, inferendo un colpo potentissimo tanto alla disoccupazione quanto al precariato. Qualcuno potrebbe obbiettare sbandierando il fatto che la detassazione costituirebbe un mancato introito per le casse dello Stato, certo, ma solo nel medio periodo, infatti, tra due anni, quando, come tutti ci auguriamo, la crisi sarà ormai alle spalle, quelle assunzioni daranno i loro frutti, anche in termini di entrate. E poi, diciamocela tutta, sarebbe una risposta perfettamente in linea con il sacrosanto atteggiamento tenuto sin’ora da lei e da tutto il suo Governo che, a differenza dei gufi e delle cornacchie spelacchiate che stanno dall’altra parte, dispensa ottimismo per il presente e speranza per il futuro. In estrema sintesi, il messaggio potrebbe essere letto in questo modo: Speranza contro Rassegnazione, Occupazione contro Disoccupazione, Vittoria contro Sconfitta… insomma, caro Presidente, faccia l’ennesimo sforzo per riaccendere la speranza nel nostro amato Paese, soprattutto quella di noi giovani, che non vediamo l’ora di avere una possibilità concreta per metterci in gioco e dimostrare il nostro valore, per poter essere indipendenti, affermandoci nella società in cui viviamo. Dandoci la possibilità di ambire ad una nuova occupazione e non, come dice Franceschini, ad una nuova disoccupazione.



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