CAMBIARE IL PDL PER CAMBIARE L’ITALIA, ALESSANDRO NARDONE A CANALE ITALIA
Posted: 21 gennaio 2012 in ItaliaEtichette: alessandro nardone, arduino sacco editore, berlusconi, CANALE ITALIA, FINE DEL BERLUSCONISMO, fini, governo monti, la destra che vorrei, liberalizzazioni, libro, PAOLA NATALI, pdl, ROTTAMATORI PDL
ALESSANDRO NARDONE PRESENTA “LA DESTRA CHE VORREI” A CANALE ITALIA
Posted: 6 gennaio 2012 in ItaliaEtichette: alessandro nardone, arduino sacco editore, CANALE ITALIA, Como, FINE DEL BERLUSCONISMO, la destra che vorrei, libro, PAOLA NATALI, ROTTAMATORI PDL
AD ALESSANDRO NARDONE IL “PREMIO LETTERARIO FONDAZIONE MINOPRIO”
Posted: 6 gennaio 2012 in ComoEtichette: alessandro nardone, arduino sacco editore, Como, la destra che vorrei, libro, premiazione, prremio letterario fondazione minopro, romanzo, ti odio da morire
ESCE “LA DESTRA CHE VORREI – I ROTTAMATORI DEL PDL E LA FINE DEL BERLUSCONISMO”, IL NUOVO LIBRO DI ALESSANDRO NARDONE
Posted: 13 dicembre 2011 in ItaliaEtichette: fini, berlusconi, rudy giuliani, matrix, pdl, alfano, alessandro nardone, Como, casa montecarlo, bunga bunga, tulliani, almirante, kennedy, renzi, 1984, arduino sacco editore, ezra pound, fabri fibra, fabrizio quattrocchi, fight club, garibaldi, giovanni falcone, gli spari sopra, guccini, guido giraudo, il gabbiano jonathan livingstone, il giovane holden, italo balbo, jfk, jovanotti, la destra che vorrei, libro, marinetti, martin luther king, muse, neda, nietsche, orwell, paolo borsellino, platone, rocky, rottamatori, saramago, sergio ramelli, steve jobs, tatarella, uprising, vasco rossi, zuckerberg
“Una destra che, va detto, non potrà certo nascere da una classe dirigente arroccata su se stessa ma solo e soltanto attraverso una vera apertura nei confronti dalla generazione che ha cominciato ad interessarsi di politica nel 1993, quando loro, gli attuali dirigenti, nella maggioranza dei casi già stavano comodamente seduti in Parlamento, da anni. Sarà scontro, lo so, perché molti di loro, quelli che non posseggono un reale background politico, non tollereranno di essere messi in discussione, leggeranno le nostre critiche come un affronto, diranno che siamo ingrati e traditori, arrivisti e qualunquisti, che la nostra è demagogia e che noi vogliamo soltanto prendere il loro posto. Beh, meglio essere esuberanti che apaticamente abituati a sopportare tutto, dico io! Il domani appartiene a noi: armiamoci, partiamo ed andiamo a conquistarcelo.”
HomeBIOGRAFIALA DESTRA CHE VORREILINK ESTERNI .:: ALESSANDRO NARDONE | LA DESTRA CHE VORREI ::. LA DESTRA CHE VORREI
“Una destra che, va detto, non potrà certo nascere da una classe dirigente arroccata su se stessa ma solo e soltanto attraverso una vera apertura nei confronti dalla generazione che ha cominciato ad interessarsi di politica nel 1993, quando loro, gli attuali dirigenti, nella maggioranza dei casi già stavano comodamente seduti in Parlamento, da anni. Sarà scontro, lo so, perché molti di loro, quelli che non posseggono un reale background politico, non tollereranno di essere messi in discussione, leggeranno le nostre critiche come un affronto, diranno che siamo ingrati e traditori, arrivisti e qualunquisti, che la nostra è demagogia e che noi vogliamo soltanto prendere il loro posto. Beh, meglio essere esuberanti che apaticamente abituati a sopportare tutto, dico io! Il domani appartiene a noi: armiamoci, partiamo ed andiamo a conquistarcelo.”
La crisi economica e quella di valori, gli scandali, le scissioni, il bunga bunga ed una classe politica interessata soltanto alla conservazione del potere, che ormai detiene da oltre vent’anni. Anche a destra esiste una generazione pronta ad alzare la testa, una generazione che non si riconosce tanto nell’incoerenza di Fini quanto negli atteggiamenti di Berlusconi; una generazione antitetica alle Minetti ed alle Carfagna perché ritiene che la politica sia una cosa seria, e che rappresentare la gente nelle istituzioni non possa essere altro che la naturale conseguenza di capacità, militanza e contatto con il territorio. Basta, quindi, con il sistema delle nomine, vera e propria catena di montaggio per yes man asserviti al capo che operano non per gl’interessi collettivi, ma unicamente per essere ri-nominati e rimanere attaccati alla poltrona, il più possibile.
Ricostruire la destra ripartendo dai valori, innanzitutto, ma tenendo presente che, per trasmetterli, dovrà essere in grado di liberarsi del passato, parlando un linguaggio nuovo e, soprattutto, trovando nuovi punti di riferimento in grado d’incarnare quei principi.
I valori della destra in 5 canzoni, 5 film e 5 libri: da Jovanotti a Fabri Fibra, passando per Guccini, Saramago, Salinger, Orwell, per arrivare all’intervista immaginaria al protagonista di Fight Club: è il tentativo con il quale l’autore abbandona gli stereotipi che – dagli anni ’70 ad oggi – hanno composto l’iconografia della destra italiana, per mettersi alla ricerca di spunti nuovi attraverso i quali comporre il mosaico di una destra realmente figlia del nostro tempo, in grado di parlare alle nuove generazioni facendosi capire e, magari, tornando ad appassionarle.
Dai valori alle proposte per la costruzione di un nuovo Popolo della Libertà che libero lo sia per davvero, e che passi dalla sua attuale ermeticità alla più totale apertura al contatto con la gente, attraverso le piazze reali e quelle virtuali come spiegato, attraverso proposte concrete e circostanziate, nel capitolo Pdl 2.0.
Il fine, però, non puo’ certo essere quello di un nuovo partito. Nossignore, il rinnovamento del Pdl deve essere vissuto come il mezzo per rinnovare la politica e, quindi, l’Italia. Soffia a tutta forza, il vento dell’antipolitica, forse ancor più violentemente di quanto non soffiasse durante Tangentopoli. Allora, però, la destra stava dalla parte della gente, e “circondava” il Parlamento per chiedere una politica seria e pulita, onesta e sincera, per dirla alla Vasco Rossi. Una destra antisistema, che poteva permettersi di avere, come slogan, quell’“Ogni voto una picconata” di palese ispirazione cossighiana. Oggi, a distanza di un ventennio, la destra ha sostenuto un governo con un Ministro, Saverio Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e difende comportamenti e frequentazioni – quelle del Presidente Berlusconi – a dir poco imbarazzanti e palesemente in contrasto con i suoi stessi valori fondanti. Le colpe di questa situazione? Sicuramente in grande parte sono da ascriversi all’attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini che, già negli ultimi anni di Alleanza Nazionale, a furia di strappi e fughe in avanti, ha finito col regalare alla Lega gran parte dei nostri cavalli di battaglia.
Le “vostre buone ragioni” per cambiare l’Italia, poche semplici proposte, compresa un’idea di riforma fiscale, con tanto di copertura finanziaria.
La destra che vorreste voi, infine, frutto di un dibattito nato su Facebook, il cui intento era proprio quello di confrontarsi per comprendere se la strada tracciata da “La destra che vorrei” fosse quella giusta. A giudicare dalle risposte sembrerebbe proprio di sì.
Ordina la tua copia su: http://www.arduinosacco.it
Vuoi organizzare la presentazione de “La destra che vorrei” nella tua città? Inviami una mail a: info@nardone.org
“ADESSO FINI SARA’ SODDISFATTO, IL PDL SI RILANCI COINVOLGENDO LA BASE”
Posted: 20 maggio 2011 in ItaliaEtichette: alessandro nardone, alessio butti, base, berlusconi, classe dirigente, congresso, divisioni interne, elezioni amministrative, fini, futuro e libertà, pdl, rlancio, rotto le palle
I MIEI PRIMI 35 ANNI
Posted: 2 maggio 2011 in Varie ed eventualiEtichette: 35 anni, alessandro nardone, alleanza nazionale, almirante, amicizia, amore, andrea balzaretti, berlusconi, bersani, bush, Como, compleanno, fini, intervista, kennedy, le iene, renzi, romanzo, ti odio da morire
Eh già, con oggi siamo a 35 primavere, che non sono tantissime ma nemmeno poche. In questi casi è molto facile finire col fare retorica, ma la cosa non m’interessa: voglio fermarmi per un attimo a riflettere, sì, perché trovo fondamentale prenderci il tempo necessario per capire cosa stia realmente accadendo nel profondo di noi stessi e, perché no, approfittarne per fare un sano esame di coscienza.
Comincio col dire che mi ritengo un privilegiato, perché sono cresciuto in una splendida famiglia, in compagnia di amici meravigliosi, trascinato da una passione che non ha mai smesso d’infiammarmi il cuore.
Certo, chi di noi non ha qualche piccolo rimpianto, ma si tratta di ben poca cosa, d’altra parte sono sopratutto gli errori a farci crescere e, se nella mia vita ne ho commessi parecchi, posso anche dire di aver sbagliato in buona fede, magari in alcuni casi spinto dalla mia cocciutaggine ed in altri da una certa ingenuità, ma sempre credendo di essere nel giusto. Allo stesso tempo – pur tenendo i piedi ben piantati per terra – se mi guardo indietro, sono molte le cose delle quali mi sentirò per sempre orgoglioso, emozioni impagabili, capaci di tramutare in energia positiva ogni sforzo ed ogni sacrificio, compresi alcuni gratuiti attacchi personali.
Tutto questo rafforza, in me, l’idea che la vita abbia davvero un senso solo se siamo realmente capaci di trovare il coraggio di lottare a viso aperto per le idee in cui crediamo e per le persone che amiamo, senza calcoli opportunistici e senza pensare delle conseguenze che questo potrebbe comportare. Ma solo alle porte che ci potrebbe aprire.
Alessandro Nardone
Buon Compleanno, Italia.
Posted: 14 marzo 2011 in ItaliaEtichette: 150 anni, alessandro nardone, alleanza nazionale, almirante, anniversario, berlusconi, buon compleanno italia, celebrazioni, ciampi, destra, foibe, inter, Italia, lazio, maldini, msi, pacificazione nazionale, pansa, ragazzi di salò, sinistra, totti, tricolore, unità, violante
Lui di sinistra ed io di destra. Però, come lui non è uno di quelli accecati da un antiberlusconismo viscerale, il sottoscritto non è certo un fanatico integralista della religione berlusconiana. Per usare una metafora calcistica, diciamo che abbiamo abbandonato le rispettive curve da ormai qualche tempo, da quando, cioè, le squadre a cui abbiamo sempre tenuto hanno eccessivamente annacquato la loro identità in nome del calcio moderno. Oltretutto, noi “di destra” abbiamo dovuto subire l’onta del cambio di casacca del nostro Capitano, sì, proprio quello in cui c’identificavamo quando ancora portavamo i calzoni corti. Come se Totti passasse alla Lazio e Maldini avesse chiuso la carriera all’Inter. Decisamente troppo, per chiunque. Meglio starcene in tribuna, a fare il tifo, certo, ma senza quella tensione ideale che si traduceva in un trasporto pressoché totale, in una vera e propria simbiosi con chi indossava i colori delle nostre squadre del cuore. Proprio l’altra sera, durante una delle nostre accese discussioni, ecco giungermi la domanda che ho scelto come incipit per questo mio pezzo: “Alessandro, ma tu che sei di destra, non credi che lo spettacolo a dir poco desolante di questi ultimi anni sia la cornice peggiore per il 150mo compleanno della nostra povera Italia? Mignotte sui giornali ed in Parlamento, una classe politica gerontocratica che non la schiodi manco con le cannonate, qualche pirla della Lega che gioca a sputtanare il Tricolore per raccattare i voti di chi è pirla quanto lui. Mi dici, in tutta onestà, qual è stata l’ultima volta – escludendo il mondiale del 2006 – in cui ti sei sentito davvero orgoglioso di essere italiano?”.
“Circa tre ore fa”, gli ho prontamente risposto, “ero in bici, sono passato davanti al Monumento ai Caduti ed ho visto il Tricolore che sventolava. Ecco, per quelli come me, guardare quella bandiera, la nostra bandiera, significa sentirsi correre un brivido lungo la schiena, e lo dico senza retorica, sia chiaro”. Siccome lo conosco molto bene, sapevo perfettamente che quel suo irrigidirsi sullo schienale della sedia fosse un chiaro segno d’insofferenza rispetto alla mia risposta, così lo accontentai, dimostrandogli che non era mia intenzione eludere le sue questioni: “Sai benissimo che mi trovi d’accordo, non certo nei toni, ma sicuramente in buona parte della sostanza di ciò che dici. Ne abbiamo parlato diverse volte. Concordo anche sul fatto che questo clima, in qualche modo, svilisca l’altissimo significato delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita d’Italia, che qualcuno non voleva nemmeno festeggiare. Pensa che io trovo persino poco un giorno di festa: fosse stato per me, il 17 marzo, le più alte cariche dello Stato avrebbero dovuto tagliare il nastro di una grandissima opera dedicata a chi è morto per la Patria, un simbolo per le generazioni future, insomma. Invece niente. Ah, a proposito, giovedì vedi di esporre un bel Tricolore alla finestra!”. Tra una sigaretta ed un bicchiere di buon vino nero, il dibattito si faceva sempre più interessante, “Altro che Tricolore, con quello che fa Berlusconi – provocò il mio amico – voi di destra dovreste avere la decenza di non nominarla nemmeno, la Patria. Come fai a dire che sei orgoglioso di essere italiano, e sostenere un presidente così?”. Ovviamente la conoscenza era reciproca, e a lui piaceva saltellare sui miei nervi scoperti, ben sapendo che certi toni “alla Travaglio”, mi facevano letteralmente incazzare.
“Senti, mi darai atto che quando c’era da criticarlo sono stato tra i pochi a farlo, oltretutto a viso aperto. Detto questo, non è tollerabile che si parli in questi termini di un Presidente del Consiglio che, vi piaccia o no, raccoglie il consenso di gran parte degli italiani, a cui ha saputo dare diritto di rappresentanza, attraverso la costruzione del blocco moderato di centrodestra. Quanto al mio sentimento di amor di Patria, beh, ti posso garantire che mi sento perfettamente rappresentato da una maggioranza che ha avuto il merito d’infrangere parecchi dogmi, soprattutto culturali. Qualche esempio? Di Foibe non si è parlato per sessant’anni, un silenzio vergognoso, frutto di uno scellerato patto tra Pci e Dc, spezzato dall’iniziativa di Alleanza Nazionale che, grazie alla maggioranza che sosteneva il Governo Berlusconi (amici della Lega compresi), è riuscita ad istituire la “Giornata del Ricordo”. A questo proposito mi viene in mente un vecchio slogan di An che, a mio parere, rappresenta perfettamente il concetto: Eravamo in pochi a chiamare Patria l’Italia, oggi siamo la maggioranza. Il punto è proprio questo, ovvero che a farci la morale è quella stessa sinistra che, fino alla Bolognina, aveva una sola bandiera, quella rossa, e considerava il Tricolore alla stregua di un vessillo fascista”. “Sì, ma queste sono cose che lasciano il tempo che trovano, dei semplici contentini…”, obbiettò lui, “nient’affatto – m’affrettai a rispondergli – è proprio qui che ti sbagli, perché consideri di poco conto questioni che stanno, invece, alla base del clima da guerra civile permanente che ci trasciniamo da oltre settant’anni, che è stato l’oppio con cui la sinistra ha drogato il popolo, distogliendone l’attenzione dai problemi reali. Dc e Pci si spartivano poltrone e potere? Intanto nelle piazze si ammazzavano dividendosi tra fascisti e comunisti. Guarda caso, il Movimento Sociale diventò un “pericolo per la democrazia” proprio quando Almirante cominciò a parlare di “pacificazione nazionale”, collocando il partito a destra, facendo passi da gigante per consegnare il fascismo ai libri di storia. In quest’ottica consideriamo di valore inestimabile le dichiarazioni di Ciampi e Violante sui “Ragazzi di Salò” ed il dibattito che ne scaturì, anche grazie ai libri di Pansa. Una memoria condivisa, e la fine della dicotomia berlusconiani – antiberlusconiani, ecco quel che ci serve per fare il salto di qualità come Nazione, e costruirla è un compito che spetterà alla nostra generazione, caro mio. Che ti piaccia o no”.
Il suo annuire mentre inalava l’ultimo tiro di quella sigaretta valeva più di mille parole, “mi piace discutere con te, perché ci credi per davvero. Senti…”, mi disse con un aria che tradiva un leggero imbarazzo, “dai, già che sono qui, prestami un Tricolore, così giovedì lo appendo alla finestra, ma sappi che lo faccio solo perché me lo hai chiesto tu!”. Non feci battute ma, dopo avergli dato la bandiera, gli sorrisi e lo abbracciai. Buon compleanno, Italia.
Alessandro Nardone
Fonte: L’Ordine del 15 marzo 2011
CONTRO BERLUSCONI UN ATTACCO SENZA PRECEDENTI, MA DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI DIRGLI CHE SBAGLIA A FREQUENTARE CERTI PERSONAGGI
Posted: 21 gennaio 2011 in ItaliaEtichette: arcore, attacco giudiziario, boccassini, bunga bunga, d'addario, destra, emilio fede, fini, governo, indagine, lele mora, meritocrazia, mignotte, nicole minetti, noemi, partito, popolo della libertà, rubacyorei, ruby, silvio berlusconi, tulliani, veline, videomessaggio
Signori, credo che sia arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza, tanto con l’opinione pubblica quanto con noi stessi. Lo reputo un atto dovuto, a questo punto. Sì, perché non se ne puo’ davvero più di questo assordante silenzio, di quelle posizioni rivendicate nei corridoi e dimenticate nell’arco di tempo che occorre per arrivare di fronte ad una telecamera o ad un taccuino. Dobbiamo dimostrare di essere uomini e donne che, come diceva Pound, hanno il coraggio di difendere le proprie idee, anche quando questo potrebbe apparire sconveniente, non soltanto quando ci fa comodo. E allora, per chi conserva l’ambizione di rappresentare la Destra Italiana, quella coerente, che non tradisce i propri ideali, beh, si tratta di un concetto irrinunciabile. D’altra parte è anche di una questione di credibilità, ovvero, come possiamo risultare credibili quando – a ragion veduta – abbiamo criticato e lasciato Fini al suo destino anche e soprattutto per questioni di dubbia moralità (Tulliani e Montecarlo docet) quando, poi, non abbiamo il coraggio di dire pubblicamente al leader del nostro partito che, circondandosi di certi personaggi, oltre a rendersi ricattabile, offre ai suoi detrattori (compresa certa magistratura) l’appiglio per essere attaccato? Eppure è un concetto talmente banale. Si tratta delle stesse cose che diremmo ad un amico se ci accorgessimo che sta commettendo un errore, o no? Invece si continua, nel migliore dei casi, a non affrontare l’argomento.
Badate bene, qui nessuno vuole gettare la croce addosso a Berlusconi, che paga lo scotto di essersi messo di traverso tra la sinistra ed il potere e che, per questo, è diventato il bersaglio di una campagna giudiziaria e mediatica senza precedenti. Ed è proprio in ragione di ciò che crediamo di dovergli dire che ha il dovere di tutelarsi maggiormente, magari evitando certe compagnie. Ecco, questo è un argomento sul quale non intendo essere travisato affermando, a chiare lettere, che di tutto posso essere accusato, tranne che di bacchettonaggine. Anche perché, detto tra noi, sono perfettamente consapevole di non averne i titoli: sono single, da anni non riesco ad avere una relazione degna di questo nome e non ho mai fatto mistero della mia passione per il genere femminile. Ah, dimenticavo, ho pure quattro tatuaggi. Dico questo non certo animato dalla presunzione che possa fregarvene qualcosa ma, assai più modestamente, per sgombrare il campo e non sentirmi dare del moralista.
Esiste un mondo intero, anzi, una Comunità, che vive con estremo disagio questa situazione, e mi riferisco, in particolar modo, a quelle donne e quegli uomini che sono cresciuti dentro un partito che si chiamava Alleanza Nazionale e che, a torto o a ragione (non sta a me dirlo), è stato sciolto per dare vita al progetto del Popolo della Libertà. Vivaddio, molti di noi hanno sacrificato amicizie, divertimenti e financo gli studi per quel partito: cuore e ragione, passione e sentimento, rabbia e amore. Era la nostra vita. Abbiamo, oppure no, il dovere, più che il diritto di esternare il nostro malessere? Dobbiamo vivere nel terrore se affermiamo, ad esempio, che la nomina di Nicole Minetti nel consiglio regionale lombardo, beh, noi proprio non riusciamo a mandarla giù? Anche perché, scusate, quando c’è da rimboccarsi le maniche ci sentiamo fare sempre i soliti discorsi sulla militanza e sulla meritocrazia: molti di noi, da anni, sgobbano sul territorio e si scannanano tra loro per raccogliere preferenze e guadagnarsi l’elezione in qualche consiglio comunale, se va bene. Alle ultime regionali, parlo della mia città, abbiamo combattuto una vera e propria guerra in nome delle preferenze, con due candidati ed i rispettivi sostenitori che se le sono date di santa ragione ma che, alla fine, hanno raccolto uno 16.000 e l’altro 13.000 voti. Un’enormità. Eppure, nonostante la competizione fosse così sentita, molti di noi hanno avuto delle serissime difficoltà a mettere la croce sul simbolo di Formigoni, proprio perché nel listino era stata inserita una venticinquenne che, fino al giorno prima, sculettava mezza nuda in televisione, facendosi autografare le chiappe da Evaristo Beccalossi. Ho il diritto di essere incazzato per questo, senza essere additato come sospetto “finiano” (mai più nella vita), oppure no?
Anche perché sono anni, ormai, che prendiamo mazzate: prima gli “strappi” di un Fini che, all’improvviso, scopre di pensare l’esatto opposto rispetto a ciò che andava dicendo fino al giorno prima, poi lo scioglimento di Alleanza Nazionale, poi la scissione ed il conseguente scontro frontale (umanamente poco piacevole) con molte persone a cui eravamo legati da un rapporto personale, oltre che politico. Se a tutto questo aggiungiamo che il dibattito è animato da “opinion leaders” della risma dei Tulliani, delle D’Addario, delle Noemi, delle Ruby e delle Minetti, beh, capite bene quale possa essere l’umore della truppa.
Ma attenzione, con la stessa determinazione, voglio dire che non saranno le difficoltà a farci mollare, anche perché, ne siamo consapevoli, per qualcuno, sarebbe troppo comodo liberarsi di noi. Nossignore, noi nel progetto del Popolo della Libertà continuiamo a credere, e lavoriamo, ogni santo giorno, sul territorio per mantenere e, possibilmente, allargare il consenso al nostro partito. Lo stesso concetto vale per il Presidente Berlusconi, al quale vogliamo dire che non siamo il genere di persone che usano abbandonare la nave quando il mare inizia a farsi grosso e che, quindi, come avviene da sedici anni a questa parte, saremo al suo fianco a combattere, innanzitutto perché siamo convinti del suo valore, ed in secondo luogo perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi, e non ci vuole certo uno scienziato per accorgersi dell’abnormità dei mezzi dispiegati per abbatterlo. Allo stesso tempo, da parte sua, ci attendiamo una risposta politica, in grado di rilanciare immediatamente l’attività del Governo e, parallelamente, la costruzione del partito sui cardini del merito e dei valori, partendo dal basso, dalla base.
Se tutto questo avverrà, oltre ad averci ridato una rotta da seguire, si accorgerà di avere, dalla sua, una moltitudine di persone disposte a seguirlo per ciò che è e per i valori che rappresenta e non, come in molti casi capita adesso, semplicemente per ricevere qualcosa in cambio. So benissimo che, a trentaquattro anni, è da veri presuntuosi anche solo pensare di dare un consiglio ad una persona dell’esperienza e del calibro del Presidente Berlusconi, ma ho sempre avuto una gran faccia tosta (per non dire altro), e mi piace credere che, magari, dopo un’iniziale arrabbiatura, se mai leggesse queste righe, il Presidente si soffermerà a rifletterci. Perlomeno per qualche istante.
Alessandro Nardone
I MIEI AUGURI A TUTTI VOI!
Posted: 17 dicembre 2010 in Varie ed eventualiEtichette: 2011, alessandro nardone, amici, auguri, buon anno, buon natale, Como, facebook, natale, pdl, popolo della libertà, ti odio da morire
“Chi non vota la sfiducia a Berlusconi è fuori dal Fli”. Fini, Granata e quello strano concetto di democrazia interna
Posted: 30 novembre 2010 in ItaliaEtichette: alessandro nardone, an, berlusconi, chi si astiene è fuori da fli, congressi, democrazia interna, fini, fli, futuro e libertà, granata, msi, popolo della libertà, voto di fiducia
“Parlare di democrazia interna non significa minare la leadership o fare atto di lesa maestà”. Era il 10 settembre del 2009, e Gianfranco Fini – durante il suo intervento alla scuola politica del Pdl, a Gubbio – lanciò l’anatema che divenne, a suo dire, la questione nodale della sua fuoriuscita dal PdL: la democrazia interna al partito. Certo, chi ha vissuto le esperienze del Msi prima e di An poi, si è fatto subito una grassa risata sentendo proprio Fini fare una battaglia in nome della “democrazia interna”, visto e considerato che all’epoca era vietato fiatare nei confronti del Capo, persino quando faceva proposte politiche in completa antitesi con il dna stesso del Partito e degli elettori, ovviamente senza mai aprire una discussione interna. Ci mancherebbe. Potremmo, poi, citare epurazioni, congressi mai convocati, lo sciogliomento di An deciso in maniera repentina dopo che, sempre Fini, aveva dichiarato in tutte le lingue che “Mai Alleanza Nazionale confluirà nel nuovo partito di Berlusconi”. In questi mesi abbiamo messo in evidenza le palesi contraddizioni del presidente della Camera, sopratutto agli amici che hanno aderito a Futuro e Libertà che, invece, ci accusavano di malafede nei confronti del loro Capo, facendo vanto del loro antiberlusconismo perchè “gestisce il partito come un’azienda, non c’è democrazia interna”. Quante volte li abbiamo sentiti ripetere questa tiritera? Troppe, infatti ci hanno fatto due palle così. Bene. Come era fin troppo semplice prevedere, è bastata qualche settimana, sì, perchè, come tutti sanno, il 14 dicembre ci sarà il voto di fiducia al Governo Berlusconi ed oggi il prode Granata (sì, proprio quello che aveva lasciato il Msi per La Rete di Leoluca Orlando e che adesso parla di coerenza) ha dichiarato che: “Chi si asterrà sulla fiducia si metterebbe subito fuori da Futuro e Libertà”. Capito? Singolare come concetto di democrazia interna, non c’è che dire, forse, più avanti, il presidente Fini ce lo spiegherà o, magari, in nome di questa sua presonalissima interpretazione del concetto di democrazia, un giorno si troverà di fronte qualcuno in dissenso con lui che, puntandogli il dito, gli dirà: “Che fai, mi cacci?”.
Alessandro Nardone